"Penelope? Penelope? Penny?" Una voce sussurra dietro la mia porta, vibrazioni maschili nascoste in un falsetto irriconoscibile. Chi interrompe le mie fatiche da insonne, il mio lavorìo frenetico che si sostituisce, chissà per quanto ancora, alla necessità di scopare? Questo telaio ne ha abbastanza delle mie mani. Ormai si muove da solo, crea trame da solo. L'ultimo plenilunio...
"Penelope...!" Insistente, irrequieta la voce di prima, stavolta senza camuffamenti sonori: è un uomo. Mi avvicino lentamente al legno massiccio che mi separa dal pericolo, appoggio l'orecchio e rimango in attesa. Dietro, un respiro soffocato, misurato. Non ho voglia di sapere chi sia, se un pazzo maniaco o uno dei servi o uno di quegli ubriaconi che da qualche anno bivaccano nella mia casa in attesa che io gli apra le gambe. "Va' a dormire, bello!" Il mio ordine suona poco credibile... "Bello"...Dove l'ho sentita questa? A volte uso espressioni che emergono sotto la mia lingua senza che le abbia pensate. Affiorano inconsapevoli. "No, Penelope, non posso andare. Apri."
Mmmh...se l'aspetto di una persona coincidesse anche con il fascino delle sue corde vocali, non esiterei a spalancare questo vecchio portone brulicante di tarli. Al diavolo, cosa potrebbe farmi...Uccidermi? Squartarmi? Darmi una botta in testa? Non sarebbe peggio della vita noiosa di palazzo, tutto quel ben di dio giù e se le godono solo le schiave...quelle puttanelle non saranno libere come me ma in realtà sono molto più fortunate: hanno almeno due uomini a testa ogni sera e si divertono. Io, la Regina, colleziono ragnatele aristocratiche senza che nessuno si preoccupi di darmi una spolveratina...Fedele nei secoli...
"Quanto dovrò aspettare ancora? Fa freddo qui!" Basta, vediamo chi è lo scocciatore... Uno scricchiolìo metallico accompagna il movimento dei cardini, entra una folata di aria gelida dal corridoio, spalanco la porta senza pensare a nulla...
Nulla, nulla, niente, nessuno...Giro freneticamente la testa a destra, a sinistra, più volte, nulla, niente, nessuno. E' tutto buio, solo da uno spiraglio del muro entra un raggio della luna nuova, come un ago che penetra nella mia carne, sottile e freddo. "Chi ha voglia di scherzare?" Lo dico stizzita, fra i denti, mi mordo la lingua e sento il sapore metallico del sangue che mi riempie la bocca. Sputo a terra, che immagine sofisticata. Torno al telaio, irritata. Forse poteva essere una buona occasione, forse si è stancato di aspettare là fuori e si è fatto consolare da Dimitroula, la schiava appena arrivata da Cipro: una bellezza orientale, occhi di velluto, pelle avorio, morbida come la seta. Quei balordi fanno a gara per averla nelle loro stanze, si beccano come i galli nel pollaio per il possesso delle femmine, disgustosi...eppure così, come dire, "dotati".
Il mio telaio fa cose strane: lo scorso plenilunio ha deciso di rendersi indipendente dai miei capricci. Come guidato da mani eteree ha iniziato a tessere con un ritmo incalzante. Sotto i miei occhi spalancati per il prodigio, si materializzavano storie e volti che prendevano vita nelle trame del cotone, si muovevano, parlavano, un'enorme pellicola si snodava e cadeva sul pavimento di marmo grigio, proiettando sulla mia retina le disavventure del mio uomo, il mio amato Odisseo.
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